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UNA STORIA CHE PARTE DA LONTANO |
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IL TAVOLO? SI CONQUISTA OGNI GIORNO
Il ruolo di parte sociale è una tappa fondamentale nella concertazione regionale. Ma il lavoro più duro arriva dopo, con il riconoscimento. Le «dritte» di un decano della professione, Bruno Gabbiani, presidente Confprofessioni Veneto
Il percorso è lungo e faticoso. Ci vuole tempo e prudenza, ma anche competenza e fiuto politico. E quando si arriva al traguardo, ricomincia tutto daccapo. Perché il riconoscimento di parte sociale non è mai una conquista totale, ma una scommessa che si gioca giorno dopo giorno. Bruno Gabbiani se lo ripete tutte le mattine, da quando è diventato il presidente della Confprofessioni Veneto, la prima delegazione regionale riconosciuta parte sociale in Italia. «Fin dalla sua fondazione, nel 1984, Confprofessioni Veneto ha mantenuto la continuità d'azione più costante sul territorio», dice con una punta d'orgoglio, raccontando la sua lunga esperienza al vertice della confederazione regionale, e dispensando qualche «dritta» ai colleghi delle altre regioni.
Quale percorso avete seguito per raggiungere il ruolo di parte sociale?
In questi 24 anni Confprofessioni Veneto ha sempre partecipato ai dibattiti e alle occasioni pubbliche: ha dialogato con le amministrazioni locali e regionali; ha organizzato convegni e manifestazioni che le hanno dato riconoscibilità e credibilità.
Con quali strumenti?
Va detto che questa intensa attività ha coinvolto la giunta e il consiglio regionale, ma anche oltre 100 esponenti di tutte le professioni che hanno partecipato ai lavori, contribuento all'affermazione della Confprofessioni Veneto.
E i risultati?
Questo lungo lavoro ha comportato dapprima un riconoscimento di fatto, che poi si è tramutato in un riconoscimento effettivo.
Come?
Nel 1998 c'è stato un decreto del presidente della Giunta regionale, che nel 1999 è stato seguito dalla deliberazione di riconoscimento della Giunta.
In concreto, che cosa significa essere consultati dalla Regione?
Le Regioni gestiscono ormai interi settori dell'amministrazione pubblica, dalla sanità al territorio, dalla formazione professionale ai lavori pubblici. Quando si formano le leggi e i provvedimenti sono in fase di emanazione è fondamentale essere lì.
Quali sono le opportunità per il sistema professionale?
Fondamentalmente sono due: fornire al legislatore il punto di vista qualificato del libero professionista; ma anche difenderne i legittimi interessi.
Cioè?
In questa sede bisogna tener conto del potenziale occupazionale degli studi e delle prospettive di lavoro dei professionisti, per poter contribuire al meglio alle politiche di sviluppo del settore delle consulenze e dell'innovazione.
Sembra di capire che abbiate raggiunto il vostro obiettivo...
Tutt'altro. L'attività di concertazione avviene attraverso la partecipazione a organismi di differente livello. In primis, la commissione di concertazione generale, che viene emanata dal Consiglio regionale, alla quale sono ammesse sia le parti sociali, sia le rappresentanze pubbliche come le camere di commercio. Ma ci sono anche i tavoli di settore e i gruppi ristretti, emanazione degli assessorati regionali, che sono riservati alle parti sociali.
Tavoli difficili da raggiungere, o no?
La presenza attiva in queste sedi è un processo graduale e difficile, che richiede l'acquisizione di esperienze, capacità e doti politiche.
E oggi come vi state comportando?
La nostra delegazione della Confprofessioni sta occupando i propri spazi con gradualità e prudenza. La partecipazione ai tavoli sociali non può mai dirsi raggiunta una volta per sempre, ma occorre dimostrare giorno per giorno la capacità di essere presenti e propositivi per conservarla.
Altri suggerimenti per le delegazioni regionali consorelle della Confprofessioni?
Prudenza nell'esprimere la disponibilità alla partecipazione. Essere presenti è impegnativo, richiede tempo e applicazione. Meglio occupare bene uno solo o pochi spazi, che presenziare a tutti i tavoli, magari in modo virtuale. L'effetto può essere controproducente...
Cioè?
La Regione potrebbe avere la sensazione della debolezza del settore: l'interesse cala e il dialogo rischia di cadere.
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