Newsletter ConfProfessioni - 21 dicembre 2007
   
 
TOGHE, CAMICI & CO.
 
Professionisti & tv
Ma com'è bella la clinica, nella fiction


Mai come in questi anni i medici sono in prima linea nella fiction televisiva, e non solo in Italia. Mentre Doctor House – Medical Division, il telefilm rivelazione di Italia1, dal 17 ottobre è stato promosso su canale 5, con due episodi in prima serata; per Grey's Anatomy doppio appuntamento dal 10 dicembre sul satellitare, con l'avvio su FoxLife (Sky) del suo spin-off, Private Practice, che ha come protagonista la dott.ssa Addison Montgomery (Kate Walsh). Cresce intanto l'attesa per la messa in onda su Rai due - di recente annunciata per marzo 2008, con un'anteprima il 4 gennaio - della 13ª serie di E.R., madre di tutte le moderne clinical fiction, firmata ai suoi esordi dalla coppia da novanta Michael Crichton e Steven Spielberg.
E.R. ha innovato radicalmente il serial televisivo, immettendovi un'inusitata dose di realtà e una caratura filmica fino allora completamente sconosciuta alla tv. Pur avendo perso, una serie dopo l'altra, tutti i personaggi che ne decretarono lo straordinario successo, dal fascinoso dr. Ross (George Clooney) alla drammatica uscita di scena del dr. Green (Anthony Edwards) fino all'amato dr. Carter (Noah Wyle), i medici del pronto soccorso del Chicago Hospital continuano ad attrarre ascolti, e se ne aspetta dunque scalpitanti il ritorno. Se pure i protagonisti di Grey's Anatomy e Private Practice, per l'auditel non ne sono mere controfigure.
Ma il fenomeno del momento è il cinico e infallibile Doctor House, diagnosta e infettivologo che indaga sulle malattie come un detective diffidente e testardo. Come recita il suo sito su Mediaset, House è l'antitesi dell'eroe empatico e positivo che 'ha scompaginato i canoni tradizionali di tutti i serial ambientati in corsia”.
Diversi sono gli stili e diverse le gradazioni di realismo e di dramma che ciascuna di queste fiction ospedaliere ci propone, ma forse, l'unico ingrediente che le fa funzionare così bene è quella stessa inevitabile dimensione di essenzialità e radicalità che avvertiamo ogni volta che varchiamo la soglia di un ospedale. Perché là dove ogni giorno riaccade il miracolo della vita, il dolore della malattia e il mistero della morte, la nostra esistenza di affanni e di affetti si riaccende di domande e insieme di intensità, e tutto sembra tornare alla sua nuda verità. Perfino quando è fiction.
il LIBERO PROFESSIONISTA la rivista ONLINE di Confprofessioni