Newsletter ConfProfessioni n.1 - 6 febbraio 2008
   
 
MENEINFISCO
 
Il boomerang dei contribuenti minimi
La finanziaria ha introdotto un regime favorevole per i compensi inferiori ai 30 mila euro. Nessuna contabilitá, niente Iva e Irap neanche a parlarne. Ma il Fisco ci ha messo lo zampino e si scopre che...


L'ultimo atto del governo Prodi ha riservato l'ennesimo paradosso fiscale. La Finanziaria, approvata a fine dicembre, ci ha infatti consegnato, tra gli ultimi regali, il "regime dei contribuenti minimi". La novella stabilisce un principio basilare per il Fisco italiano, eccolo: i soggetti che, nell'anno precedente, hanno avuto ricavi/compensi fino a 30 mila euro, senza dipendenti o collaboratori (e vorrei vedere con cotanto fatturato), investimenti all'osso e altri ameni requisiti, possono finalmente entrare, automaticamente, in questo paradiso para-fiscale. Lo scopo pomposamente strombazzato dal governo è nobilissimo: ridurre i costi burocratici (efficace formula semantica per non spiattellare una sacrosanta verità, ovvero decurtare le esose parcelle del commercialista). Questi soggetti, baciati dalla cieca fortuna, non hanno alcun obbligo contabile: niente contabilità, nessuna dichiarazione o comunicazione Iva, clienti e fornitori random, Irap e studi di settore neanche a parlarne. Solo un'imposta "sostitutiva" pari al 20% del reddito... una pacchia.
Semplice e indolore. Calma. Come faccio a determinare il reddito se non ho uno straccio di contabilità? Una mano la tende l'Agenzia delle Entrate, che ha provato a mettere una toppa alla manica larga dell'amministrazione finanziaria. La circolare n. 7/2008 offre chiarimenti. Secondo l'Agenzia è irrilevante il fatto di tenere i registri Iva, «anche se è previsto l'esonero per chi applica il regime dei minimi, l'esonero della tenuta delle scritture non esclude che il contribuente, per sua e altrui memoria, e per la chiarezza necessaria ai fini di un eventuale controllo, decida di tenere i libri contabili». Chiaro il concetto? Un optional su cui si allungano le ombre minacciose di un "eventuale" accertamento. Per l'Irap poi, data la determinazione del reddito e della deduzione, viene concesso di non pagare... a chi già non pagava. E avanti così: le fatture emesse non addebiteranno l'Iva, però in compenso perderanno la detrazione di tutta quella pagata sugli acquisti. Per semplificare, inoltre, "i fortunati" dovranno versare l'Iva (la chiamano rettifica) sulle rimanenze finali e sui cespiti entrati in funzione da meno di quattro anni. Il tutto, ovviamente, è semplicissimo e indolore: come soffriranno quelli che incassano corrispettivi da privati, per la difficoltà a rimanere sotto il tetto.
Chi paga l'Iva? Ecco, appunto: e se il contribuente dovesse malauguratamente sfondare la soglia dei 30 mila euro nel corso dell'anno? Quale sortilegio pende sulla sua testa? La risposta è ovviamente amletica: dipende! Se supera i 30 mila fino ai 45 mila euro cambia regime nel 2009. Se invece dovesse scavalcare anche la soglia dei 45 mila euro, il regime "di favore" cesserebbe all'istante, in quello stesso anno. Un pasticcio. Perché il fortunato contribuente dovrà pagare l'Iva per tutte le operazioni effettuate nel corso dell'anno. E, per semplificare le cose, l'Iva relativa alla frazione di anno precedente il 'supero del limite” è determinata a mezzo scorporo. Dove sta il pasticcio? Il guaio è che quell'Iva non è mai stata pagata da nessuno, perché non poteva essere addebitata, a rigor di norma. Totale: il contribuente si trova con i suoi ricavi/compensi immediatamente inferiori ai suoi calcoli e, dulcis in fundo, come la metterà con gli studi di settore? Tranquilli, il dettato normativo è chiarissimo e la procedura semplicissima: i costi burocratici saranno sicuramente ridotti. O no?
Tra moglie e marito. Finora il Fisco ha mostrato notevole lungimiranza, incentivando la lotta all'evasione. E pure con risultati apprezzabili. Forse il "regime dei contribuenti minimi" si muove in questo solco, ma non è difficile pronosticare una corsa dei contribuenti a dichiarare tutti i loro ricavi... hai visto che agevolazioni! I primi a precipitarsi saranno proprio quelli che oscillano intorno ai 30 mila euro e poi le scommesse sono aperte: quanti contribuenti registreranno una preoccupante contrazione dei ricavi/compensi? Pensiamo a quei "poveretti" che oscillano tra i 30 e i 70 mila euro, vessati dalla moglie che vuole a tutti i costi non l'auto nuova, ma aprirsi una partita Iva e accaparrarsi la metà della clientela della premiata ditta familiare, con il risultato di deprimere il fatturato di entrambi sotto i 30 mila euro a testa. Con buona pace della lotta all'evasione fiscale.
il LIBERO PROFESSIONISTA la rivista ONLINE di Confprofessioni