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MENEINFISCO |
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"PER USCIRE DAL TUNNEL: LE REGOLE SERVONO, LA FIDUCIA VA RITROVATA, È IMPORTANTE ESSERE ONESTI..."
Nel generale momento di caos economico e finanziario, all'inizio di quella che sembra essere una crisi con in serbo una depressione di livello planetario, nel generale riassetto economico e sociale, emergono delle certezze che, seppur possono sembrarci delle ovvietà, sono collettivamente ritenute fondamentali per "uscire dal tunnel" che abbiamo imboccato proprio perché tali concetti in effetti non erano per nulla considerati "ovvietà" nel comune comportamento.
Abbiamo scoperto che "le regole servono", che "la fiducia va ritrovata", ma che soprattutto "è importante essere onesti".
Dalla cintura di sicurezza non allacciata alla revisione dell'auto, dai saldi all'emissione degli scontrini fiscali, dagli accertamenti da studi di settore al redditometro, dalle regalie a pubblici dipendenti e politici per ottenere piccoli favori o corsie preferenziali per le nostre istanze è tutto un raccontarsi storie, una piccola truffa quotidiana, talvolta ex legem.
E allora tutti a lamentarsi, a chiedere maggior rigore morale (non "il" ma solo "un maggiore"), cioè solamente un po' di più. Ci si è solo resi conto che se si tollera la truffa, il peculato o la corruzione bisogna mettere in preventivo di venire a nostra volta truffati, derubati di denaro e di opportunità, ma questa ipotesi, che pure non ci piace, comunque si accetta.
Emergono indignati, censori, moralizzatori, ma l'impressione è che il senso di tanto ardore sia "posso rubare solo io".
In questo quadro, non solo nazionale ovviamente, si insinua il comportamento della UE e i suoi interventi sulle Banche, ognuna sospettosa di tutte le altre, così che la liquidità interbancaria è sparita. La liquidità è finita nelle piccole banche, radicate sul territorio, piccole ma sincere, che hanno visto crescere i depositi grazie ai clienti in fuga dalle grandi.
Mentre Tremonti precisa che il nostro deficit rimarrà sotto la soglia del 3% del PIL, la Commissione Europea conferma che aprirà la procedura per deficit eccessivo nei confronti di almeno 8 paesi membri.
Joaquin Almunia, commissiario all'Economia dell'Ue, spiega che occorre che "la situazione della liquidità torni al più presto alla normalità". Per ottenere tale risultato la Ue ha chiesto alle banche di utilizzare gli aiuti governativi per aumentare i prestiti all'economia reale invece di risanare la loro situazione di bilancio. Questo perché la stretta creditizia, che continua nonostante gli interventi governativi, rischia di vanificare gli sforzi fatti per stimolare la crescita, perché le imprese e le famiglie che non hanno credito non possono spendere. Con buona pace degli inviti a essere ottimisti, fiduciosi e a spendere come prima dell'autunno 2008.
Per rilanciare l'economia occorre a questo punto che a spendere sia lo Stato, con misure di rilancio dell'economia, cioè con riduzione delle imposte e degli sprechi di spesa nonché con l'aumento di spesa per opere pubbliche e infrastrutture.
La strada è questa anche per il nostro Paese, dobbiamo però tenere ben presente che abbiamo il terzo debito pubblico al mondo e il primo in Europa, che occorrerà coraggio per usare il debito pubblico ma che soprattutto la UE non può continuare a strillare che occorre rilanciare l'economia e nel contempo minacciare procedure per deficit eccessivo.
O si lascia una certa elasticità sul deficit e si tenta il rilancio dell'economia, o si ritiene che il controllo del deficit sia prioritario, nel qual caso non ci resta che goderci tutti i risultati di una pesante recessione.
UNA FLASH DA BRUXELLES sul tema
Per ora la Commissione europea non aprirà nessuna procedura di deficit eccessivo nei confronti dell'Italia, ma l'esecutivo rimane attento ai conti pubblici del nostro Paese. Lo ha detto Joaquin Almunia, annunciando l'avvio della procedura d'infrazione verso Francia, Spagna, Irlanda, Grecia, Lettonia e Malta che hanno superato la soglia del 3%, nel rapporto fra deficit pubblico e Pil, già nel 2008. Per paesi come l'Italia che sforeranno il 3% nel rapporto fra deficit-Pil quest'anno, è stato deciso di aspettare i prossimi mesi prima di decidere l'apertura di una procedura. |
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