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MENEINFISCO |
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IL "VISCO" VOLTEGGIA ANCORA SULLE NOSTRE TESTE
Il milleproroghe dell'ex viceministro Visco continua a mietere vittime. Sulle cartelle esattoriali il concessionario continua ad avere mano libera su ipoteche, fermi amministrativi e espropriazione forzata. In barba alla Costituzione, allo Statuto del Contribuente e alla giurisprudenza tributaria. Un appello al nuovo corso politico.
Il 'Visco” volteggia ancora sulle nostre teste. Magari è accaduto solo ad alcuni. Probabilmente molti hanno visto le conseguenze su altri. Sicuramente, i professionisti dell'area Economia e Lavoro sanno bene di che cosa stiamo parlando. Se un contribuente riceve una cartella esattoriale e non provvede entro 60 giorni a pagare le somme ingiunte, il concessionario, in base a valutazioni autonome e senza ulteriori avvisi, può porre in essere tutte le azioni che gli possano assicurare il recupero del credito. Che poi il credito sia effettivo o meno (a parere del contribuente) è di per se un fatto del tutto ininfluente. Le conseguenze sono che ci si può trovare con una iscrizione di "ipoteca" su beni immobili oppure con iscrizione di «fermo amministrativo» sui beni mobili registrati (il concessionario predilige le autovetture, facili da individuare e certo che il fastidio arrecato al debitore/contribuente è consistente), ovvero addirittura procedere all'espropriazione forzata. Per importi superiori ai 500 euro, il Concessionario (Equitalia Spa, società a partecipazione pubblica) ha dato istruzioni operative che in assenza di veicoli da sottoporre a fermo amministrativo si proceda all'iscrizione di ipoteca sui beni immobili, salvo «altre azioni esecutive di recupero scelte in funzione dell'ammontare del credito o della situazione economico-reddituale del debitore». Tradotto in italiano significa... intanto paga e poi si vedrà se davvero sei debitore. Lo Stato, infatti, è noto per essere «estremamente sollecito» nei rimborsi delle somme versate e non dovute.
Tutto normale? No. L'articolo 97 della Costituzione prevede che i pubblici uffici siano organizzati «in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione»; inoltre, lo Statuto del Contribuente prevede che «i rapporti tra contribuente e amministrazione siano improntati a collaborazione buona fede» e che «gli atti della Pubblica Amministrazione siano motivati e sia espressamente individuato il responsabile del procedimento». Non è tutto. La Corte Costituzionale con sentenza n. 377 del 9/11/2007 ha riconfermato che è indispensabile l'indicazione in cartella esattoriale del responsabile del procedimento in quanto risponde all'esigenza di assicurare la trasparenza amministrativa, la piena informazione del contribuente e la garanzia del diritto di difesa. Sulla carta, dunque, tutte le cartelle emesse senza indicazione del responsabile del procedimento sono nulle.
Ma il "Visco" volteggia ancora sulle nostre teste. Nella scorsa legislatura, il Parlamento è intervenuto con il "decreto milleproroghe", riesumando le cartelle nulle e defunte, che possono usufruire così di una "sanatoria globale" e diventano improvvisamente perfette e valide. In barba alla Costituzione, allo Statuto del Contribuente, alla Corte di Cassazione, e alla notevole Giurisprudenza Tributaria in materia. È ovvio che il Cittadino deve sempre osservare le leggi dello Stato (nè si potrebbe sostenere il contrario), ma se è proprio lo Stato a non rispettare le proprie norme? E se colto in fallo si affretta a provvedimenti legislativi assurdi e irrazionali che sanano (a suo favore) le varie anomalie? Al contribuente non rimane che soccombere sempre e pagare, anche solo per errori formali.
L'atteggiamento prepotente non è solo nei fatti, ma nella mentalità. L'Ufficio Relazioni Esterne di Equitalia, a commento della "sanatatoria" che si faceva beffe delle norme e delle pronunce già citate, ha dichiarato che le rimostranze da più parti rivolte alla sanatoria (richiamando la Costituzione, lo Statuto del Contribuente, la Cassazione ecc.) altro non sono che indebita pubblicità verso «qualsiasi scappatoia che consenta di non far pagare le imposte». Se questo rimarrà l'atteggiamento dell'Amministrazione Pubblica verso i cittadini, le conseguenze per la credibilità dello Stato e del Paese sono facilmente immaginabili. Mancava la gogna mediatica. Ma prima di andarsene il "Visco" ha provveduto a rendere pubblici i redditi degli italiani.
A questo punto non resta che fare appello al "nuovo corso" auspicando che cambi qualcosa anche nella "burocrazia", ristabilendo le regole del gioco e il rispetto delle stesse da parte di tutti, ma soprattutto da parte di chi le norme deve farle rispettare, essendo anch'egli una "parte" nel confronto, alla pari del cittadino.
L'auspicio è che non finisca come si narra sulla nuova riforma del Fisco, annunciata da anni, destinata a semplificare le regole, così da 'garantire la concorrenza” ed eliminare la necessità di ricorrere all'aiuto dei commercialisti, con un notevole risparmi per i contribuenti.
Così il nuovo modello di dichiarazione prevederebbe la compilazione di solo due semplicissime caselle:
a) Quanto Guadagni? ...................
b) Mandaceli! |
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