Newsletter Confprofessioni N. 2 - 6 marzo 2008
   
 
EDITORIALE
 
È arrivato il momento delle scelte. Difficili ma inesorabili, di fronte al silenzio assordante che la classe politica sta riservando al comparto delle professioni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso percola dall'amara constatazione della vacuità dei programmi elettorali, presentati da alcune compagini politiche rispetto alle istanze dei lavoratori della conoscenza. In queste pagine de Il Libero professionista diamo conto della presa di posizione della Confprofessioni sul programma elettorale presentato dal segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni. Ma è solo l'inizio, perché la nostra Confederazione vuole giocare un ruolo di primo piano in questo agone elettorale assai confuso e incerto, che ha mosso i suoi primi passi ignorando totalmente una fetta del Paese portatrice di idee e conoscenze; stiamo parlando, per intenderci, di un comparto produttivo, quello professionale, che vale il 12,5% del Pil nazionale e che tocca da vicino gli interessi legittimi e sacrosanti di oltre 4 milioni di operatori dell'economia, della giustizia, delle infrastrutture e della salute pubblica. Pilastri economici e sociali di un Paese, senza esagerare, normale.

Del resto, lo spettacolo cui stiamo assistendo è davvero poco edificante per le prospettive di sviluppo dell'economia italiana e delle stesse attività intellettuali. La campagna acquisti messa in atto sia destra che a sinistra, lascia sbigottiti per la sua assurda corsa al ribasso verso la scelta di figure quantomeno discutibili, in un contesto politico già fortemente condizionato da logiche clientelari e partitiche. Davanti ai nostri occhi sfilano rampolli delle dinastie industriali a braccetto con gli obsoleti rappresentanti sindacali, formati alla scuola della burocrazia; star e starlette della televisione si accompagnano agli inossidabili avventori della bouvette, in un desolante spettacolo che si ripete a ogni giro di valzer di governi più o meno balneari. E pure i professionisti (quelli veri) che hanno già solcato i corridoi del Transatlantico si ripresentano agli elettori più per perpetuare il loro asserito potere, assoggettato alle logiche di partito, che non rispondere alle esigenze reali delle categorie che – nel segreto dell'urna – dovrebbero rappresentare.

In questo scenario, Confprofessioni ha deciso di rompere l'argine che fino a oggi ha tenuto separate le categorie professionali dalla vera politica (complice anche quel retaggio culturale imposto da albi e ordini – organismi diretti dello Stato – che fino a oggi ha impedito alla classe professionale di assumere un ruolo decisivo nel contesto economico e politico del Paese). In queste ore, Confprofessioni sta mettendo a punto Il Manifesto delle Professioni, per dettare alla classe politica le priorità del comparto professionale, ma soprattutto per dare il nostro contributo nell'indicare la strada del rinnovamento e dello sviluppo economico e sociale dell'Italia. Non c'è dubbio: la nostra Confederazione farà sentire la sua voce e tutto il suo peso per rivendicare un ruolo di primissimo piano in rappresentanza di quella parte dell'Italia che vuol portare nella stanza dei bottoni conoscenza, competenza e creatività.
Buona lettura,




(Gaetano Stella, Presidente Confprofessioni)
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