| |
|
|
EDITORIALE |
| |
È una crisi anomala, bicefala quella che sta investendo l'Italia: aumentano i salari, ma si riduce il potere d'acquisto delle famiglie; i prezzi scendono, ma i consumi ristagnano; il debito pubblico s'impenna, ma la crescita del Prodotto Interno Lordo resta negativa. Un mix esplosivo che rischia di mettere in ginocchio l'economia del Paese, mentre le prospettive di ripresa si allontanano pericolosamente, sospinte dai massicci tagli all'occupazione, annunciati nel settore produttivo, e alla contrazione delle dinamiche del lavoro, che cominciano a lambire gli studi professionali. Anzi, in alcuni comparti, come quello dell'area tecnica (architetti, geometri e ingegneri), già si registra una netta riduzione delle attività, legate in particolare al blocco delle infrastrutture, mentre sull'area economico-giuridica si riflettono le prime difficoltà legate alla crisi del sistema bancario e finanziario.
Le misure varate dal Governo nel pacchetto anti-crisi rappresentano senza dubbio un primo passo nella giusta direzione, ma non sono sufficienti a impostare una risposta strutturale forte, per il rilancio e la valorizzazione del lavoro, anche nel settore professionale; settore dove professionista e dipendente (ma anche collaboratori e praticanti) sono parte integrante, quasi simbiotica, dell'attività intellettuale che caratterizza uno studio. Che occorrano misure e strumenti in grado di traghettare l'economia fuori dalla recessione è un dato assodato e, al di là della retorica, qualcosa si sta muovendo, a cominciare proprio dal comparto professionale.
Nelle ultime settimane Confprofessioni ha firmato due importanti accordi che gettano le basi di un nuovo modello di crescita per gli studi professionali: l'adesione della Confederazione al progetto di riforma degli assetti contrattuali, siglato lo scorso 22 gennaio a Palazzo Chigi e la costituzione, il 27 gennaio scorso, di E.Bi.Pro, l'ente bilaterale per la formazione professionale (dall'apprendistato professionalizzante all'alta formazione), per l'innovazione tecnologica e per l'attuazione della contrattazione di secondo livello in ambito territoriale. Si tratta di due elementi chiave nella strategia di sviluppo del sistema professionale italiano che trova il suo punto di saldatura nelle politiche di welfare innovativo, già recepite nel Ccnl per i dipendenti degli studi professionali del luglio scorso.
Il percorso di innovazione intrapreso da Confprofessioni (e condiviso da tutte le controparti sindacali) ha aperto un varco nelle dinamiche contrattuali degli studi, tese a una maggior tutela dei salari dei lavoratori dipendenti, anche attraverso forme di sostegno non monetarie del loro potere d'acquisto. Pensiamo agli istituti di previdenza integrativa, ma anche all'assistenza sanitaria per i dipendenti degli studi: servizi che contribuiscono ad alleggerire la spesa delle famiglie e a mantenere inalterato il loro potere d'acquisto. Un modello di welfare innovativo che sta rapidamente prendendo piede anche nel settore industriale, come dimostra il progetto d'incentivi supplementari recentemente introdotti dal gruppo Luxottica.
Superando la logica di mero costo fisso, il disegno strategico della Confprofessioni si concentra sulla reale valorizzazione delle risorse interne, attraverso gli strumenti già messi in campo (dalla Cadiprof al nuovo ente bilaterale E.Bi.Pro), e può rappresentare un segnale forte per il Paese alla disperata ricerca di un nuovo meccanismo in grado di rilanciare i consumi, unica miccia per riaccendere l'economia a partire dalle realtà locali. La piattaforma dei nuovi assetti contrattuali prevede, infatti, un assetto contrattuale basato su due livelli di contrattazione: uno nazionale e uno territoriale che, nel comparto professionale, caratterizzato dalla polverizzazione degli studi, potrebbe accelerare la competitività del settore. Grazie alla contrattazione di secondo livello, gli studi avranno in mano uno strumento che permetterà loro di ridistribuire gli aumenti di produttività, che dovranno essere coronati dalla detassazione e dalla decontribuzione degli incrementi salariali, mentre il recupero della produttività renderà strutturali gli incentivi fiscali e contributivi. In questo senso la firma dell'accordo quadro sulla riforma dei contratti si integra con il varo dell'ente bilaterale che, oltre a gestire le dinamiche formative professionali, si propone come punto di riferimento del mercato del lavoro per un incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. Ma non solo. Se il quadro economico dovesse peggiorare sotto la spinta della recessione, E.Bi.Pro sarà chiamato alla gestione degli ammortizzatori sociali che lo Stato potrebbe decidere di mettere a disposizione dell'intero comparto. Ma questa è un'eventualità che vorremo non si avverasse mai.
Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni |
|