Newsletter Confprofessioni N. 7 Settembre/Ottobre - 28 ottobre 2008
   
 
EDITORIALE
 
L'ultima frattura tra Confindustria e Cgil, al tavolo della riforma dei contratti, riapre una dolorosa ferita mai sanata nel sistema italiano della rappresentanza, portando in superficie tutti i difetti di un sistema concertativo bipolare, che rischia di ingessare l'evoluzione contrattuale rispetto alle nuove dinamiche del mercato del lavoro. Oggi, la contrattazione in Italia non può più essere una questione demandata soltanto a un pezzo, seppur centrale, del tessuto economico del Paese; una partita a due che rimbalza sui tavoli della Confindustria e sindacati confederali, mentre le fasce emergenti del mondo produttivo e intellettuale sono invitati a sedere sugli spalti, senza fiatare. Pubblico inerme e silenzioso davanti a decisioni che condizionano il loro ruolo nel contesto economico e sociale e, soprattutto, le sorti del Paese. Nel sistema della rappresentanza esiste una molteplicità di soggetti, riconosciuti Parte Sociale, che ha pari dignità rispetto ai sindacati confederali e alla Confindustria. Seppur meno blasonate e oggettivamente meno potenti sul piano politico, queste nuove forze sociali, in molti casi, rappresentano le punte più avanzate dei settori maggiormente competitivi nel mercato globale e i modelli contrattuali più innovativi nel mercato del lavoro in Italia.
In questo scenario che va deteriorandosi progressivamente, a causa di logiche puramente corporative, mascherate sotto l'interesse generale del Paese, i liberi professionisti e, più in generale il settore del terziario avanzato, non possono e non riescono a rimanere in silenzio. Da parecchi mesi la Confprofessioni ha intercettato e raccolto il malessere dei lavoratori della conoscenza (ma il fenomeno è ben più vasto e coinvolge larghe fette dei lavoratori del commercio e dell'industria) davanti all'oligopolio della contrattazione. E consapevole del suo ruolo economico e sociale, la nostra Confederazione si accinge a dare battaglia sul fronte della riforma dei contratti; perché non è più accettabile impostare nuovi modelli con strumenti obsoleti. Confprofessioni rivendica quindi una contrattazione autonoma e rilancia un tavolo di confronto alle organizzazioni sindacali per avviare una riforma dei contratti seria, in linea con i nuovi modelli di Welfare, già assorbiti nel Ccnl degli studi professionali siglato lo scorso luglio. Noi siamo pronti. E gli altri?
Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni
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