Confprofessioni ha raggiunto il suo primo importante obiettivo: raccogliere intorno al suo «Patto costituente per lo sviluppo» il consenso di quasi tutto l'arco professionale italiano. Un bel riconoscimento per la nostra Confederazione da parte di quanti (e sono davvero in molti), in queste ultime ore, si fanno avanti con proposte e iniziative, già avanzate da Confprofessioni nei giorni caldi pre-elettorali. Vediamo.
Chiusa la campagna politica 2008 che ha portato alla vittoria il Popolo delle Libertà (come già pronosticato dal sondaggio lanciato da Il Libero Professionista), stiamo registrando una frenetica corsa da parte di tutti gli esponenti del mondo professionale a caccia di un posto sotto l'ombrellone di Silvio Berlusconi. Nessuno scandalo; anzi, l'inchino verso il vincitore rientra nella logica di accreditamento che finora ha contraddistinto il ceto dirigente di una certa galassia professionistica a corto di strategie e, soprattutto, di idee.
Già, perché di questo stiamo parlando. Finita la sbornia elettorale, tutti i maggiori rappresentanti di questa o quella categoria si sono sentiti in dovere di avanzare grandi progetti e nuove proposte di riforma. Ma a ben guardare, più che uno sforzo progettuale convinto e condiviso, l'arrembaggio creativo assomiglia al più classico «copia e incolla» delle idee. A sfogliare gli ultimi comunicati che circolano in queste ore, infatti, sembra di rileggere il «Patto Costituente per lo sviluppo» lanciato da Confprofessioni, che ha riscosso ampissimi consensi da parte dei parlamentari incontrati durante il nostro road show pre-elettorale (un piccolo assaggio è pubblicato nelle pagine che seguono).
Il piatto forte (quello che ha mandato in brodo di giuggiole molti colleghi professionisti) è la nostra richiesta di «Istituire un Sottosegretario alle Professioni presso la Presidenza del Consiglio»: ipotesi che aveva già solleticato l'interesse di diversi esponenti politici, come il governatore della Lombardia Roberto Formigoni o il senatore PdL, Maurizio Sacconi. Allo stesso modo, la «Deducibilità completa delle spese sostenute per la produzione del reddito professionale» o la «Revisione della norma sulla tracciabilità degli incassi e dei pagamenti per gli studi professionali» - misure codificate nel Patto di Confprofessioni – hanno trovato vasta eco nei programmi di diverse associazioni para-ordinistiche.
Al di là della pubblicità indiretta (o della concorrenza sleale) che stiamo ricevendo, il percorso intrapreso rappresenta un buon segno: significa che abbiamo centrato – per primi – i reali bisogni del comparto professionale. Abbiamo raccolto le istanze della base professionale e le abbiamo portate all'attenzione della classe politica. Adesso, ci tocca il compito più duro: evitare che il nostro «Patto» venga disatteso dai politici. Per questo occorre creare le premesse per costruire intorno alla piattaforma di Confprofessioni le basi per un'alleanza politica e sociale tra le istituzioni e i rappresentanti dei professionisti. Alle nostre spalle abbiamo il lungo lavoro che ci ha portato al riconoscimento di Parte Sociale; davanti a noi abbiamo importanti obiettivi da raggiungere, che vanno ben oltre le battaglie di bottega.
(Gaetano Stella, Presidente Confprofessioni) |