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AREA AMBIENTE E TERRITORIO |
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Etica e professionalità
Architetti, ingegneri, geologi agronomi sono i professionisti ai quali la comunità ha affidato i processi di trasformazione e di tutela del territorio, dell'ambiente, del suolo, delle città, del paesaggio: nell'insieme, un patrimonio non rinnovabile unico al mondo, che deriva dalla stratificazione della storia millenaria del nostro Paese. Gli interventi su tale patrimonio di conseguenza, devono essere condotti con un atteggiamento fortemente etico, che si configura in una grande cautela, mediata dal possesso di un appropriato bagaglio culturale che deriva da un'adeguata formazione accademica e da una significativa esperienza professionale.
Pertanto, la progettazione delle azioni destinate alla trasformazione del territorio e dell'ambiente deve essere consentita soltanto a chi è in possesso di tali caratteristiche culturali e professionali.
Ai nostri giorni, i molti e grandi danni che dalla seconda guerra mondiale a oggi sono stati inferti all'ambiente devono essere rimediati, e in parte rimossi, proprio nell'occasione degli interventi che si devono progettare e che si dovranno portare a compimento in questo periodo.
Un ulteriore e decisivo capitolo delle opere di trasformazione del territorio italiano non può essere lasciato soltanto nelle mani degli imprenditori - i quali per definizione devono mirare primariamente all'utile - né può essere gestito in solitudine dalla Pubblica Amministrazione. Quest'ultima a propria volta, non possiede, infatti, le strutture, la professionalità, le motivazioni, né l'agilità operativa per farlo direttamente, con risultati soddisfacenti.
Soltanto i liberi professionisti possono offrire i servizi e le competenze necessarie per farsi intermediari etici tra interessi pubblici e privati. Pertanto è strategico e altamente sociale, per il Governo, riconoscere e valorizzare adeguatamente il ruolo delle professioni del territorio nell'occasione del varo delle prossime decisive norme legislative in materia.
Ingegno e creatività: un patrimonio da valorizzare e un capitale da esportare
Il nostro Paese è stato per secoli un tradizionale esportatore d'ingegno, creatività, capacità esecutiva nel mondo. Ne sono testimonianza le innumerevoli opere realizzate dagli artisti e dagli architetti italiani, in ogni paese. I professionisti tecnici sono i naturali eredi di questa tradizione. Il Governo, consapevole di questo patrimonio nazionale, deve pertanto porre in atto i provvedimenti legislativi che consentano agli architetti e agli altri tecnici del settore d'esplicare le proprie capacità nel progettare e nel fare, anziché nel logorarsi sulle interminabili procedure amministrative e nel confrontarsi con leggi oscure e complesse che "danno spazio ai furbi e penalizzano gli operatori onesti".
Pertanto deve essere messa in bilancio una politica d'incentivi finanziari e al credito agevolato finalizzati all'organizzazione e all'innovazione degli studi professionali, con particolare attenzione a quelli rivolti al mercato estero.
Inoltre le strutture pubbliche, quali l'ICE e il Ministero degli Esteri devono porre in atto politiche di sostegno delle attività di promozione dell'ingegno italiano all'estero. Soltanto in questo modo il nostro Paese potrà divenire nuovamente esportatore di servizi professionali di qualità e quindi azzerare e rendere progressivamente positiva la bilancia dei pagamenti di servizi d'alta qualificazione, bilancia oggi gravemente deficitaria.
Azioni per la semplificazione e la chiarezza legislativa
A seguito delle considerazioni sommariamente sopra elencate, il nuovo Governo, a compimento di un'azione iniziata e mai portata a termine, in vista di rendere più reali i diritti civili dei cittadini e maggiormente competitivo il Paese a livello internazionale, dovrà agire per ottenere:
- una drastica riduzione degli apparati, delle procedure e dei costi della burocrazia;
- una sostanziale de-legificazione che, passando attraverso i testi unici, riduca l'enorme numero delle norme vigenti, imponendo di integrare dall'origine ogni nuova legge, nel suo contesto;
- una riduzione e il riordino degli enti con competenze sul territorio, eliminando le sovrapposizioni e le duplicazioni delle normazioni;
- l'edizione della carta unica del territorio, con valenza normativa probatoria, valida per tutti i livelli dell'amministrazione centrale e periferica.
Infrastrutture e qualità della vita
I diversi livelli di governo del territorio dovranno promuovere la qualità delle opere pubbliche, introducendo normative negli appalti che consentano di privilegiare la qualità e la durabilità delle opere, rispetto al loro mero costo immediato.
La legge dovrà dare inoltre adeguati poteri al responsabile del procedimento e al direttore dei lavori, in modo di tutelare efficacemente la stazione appaltante e l'interesse pubblico, al momento della produzione delle opere.
L'affidamento degli incarichi pubblici
La legge dovrà differenziare i procedimenti di scelta degli appaltatori, da quelli di scelta dei professionisti. Questi ultimi, infatti, oltre che per la loro competenza, dovranno poter essere scelti anche attraverso valutazioni di ordine fiduciario.
I concorsi e le gare di progettazione dovranno essere banditi attraverso l'esame di Commissioni estratte per sorteggio tra tutti gli iscritti agli albi professionali nazionali, in possesso di requisiti d'esperienza e professionalità adeguati e da stabilire, nonché mediante rotazione.
In proposito, la Confprofessioni sostiene il disegno di legge quadro sulla valorizzazione della qualità architettonica e la disciplina della progettazione che delega il Governo alla modifica del codice degli appalti, presentato al Parlamento nella scorsa legislatura e sostenuto da numerose espressioni del mondo professionale, tra le quali Ala-Assoarchitetti, aderente alla Confprofessioni.
I principi ispiratori della proposta sono i seguenti:
il principio di economicità nell'affidamento e nell'esecuzione delle opere pubbliche deve poter essere subordinato non solo a esigenze sociali o di tutela della salute e dell'ambiente, ma anche alla promozione della qualità architettonica;
non si può consegnare l'attività progettuale interamente nelle mani dell'impresa, come di fatto è reso possibile dalle nuove regole dell'appalto integrato, previste attualmente dal Codice. Per questo deve essere abolita la possibilità di appalti aventi a oggetto sia la progettazione definitiva che quella esecutiva, oltre che la realizzazione dei lavori. Riteniamo anche che debba essere previsto, per l'impresa che si aggiudica un appalto avente a oggetto anche la sola progettazione esecutiva, l'obbligo, in via prioritaria, di affidare l'incarico per tale prestazione al progettista che ha firmato la progettazione preliminare e definitiva;
occorre superare l'assunto in base al quale la progettazione è prioritariamente di competenza della Pubblica Amministrazione;
non deve essere consentita l'assegnazione di incarichi diretti a società di ingegneria controllate dalla Pubblica Amministrazione;
la progettazione è un processo unitario, dalla fase ideativa (progetto preliminare) a quella di definizione particolareggiata degli elementi di progetto (progetto definitivo ed esecutivo) sino al controllo sulla realizzazione dell'opera (direzione lavori). Tale unitarietà deve essere sempre salvaguardata. Per questo è importante che il Codice preveda che la progettazione preliminare, definitiva esecutiva e la direzione dei lavori siano prioritariamente affidate al medesimo soggetto e che, nei casi eccezionali in cui ciò non fosse possibile, il progettista del definitivo eserciti un controllo efficace sulla redazione del progetto esecutivo e sulla direzione lavori affidati ad altri soggetti;
il concorso di progettazione deve diventare il sistema prioritario per l'assegnazione di incarichi sopra soglia. La finalità di un concorso di progettazione deve essere, sempre, quella di assegnare al vincitore direttamente l'incarico per la progettazione definitiva ed esecutiva, senza dover ricorrere a successive procedure negoziate, come prevede attualmente il Codice;
per gli incarichi sotto soglia occorre tornare alle procedure dell'incarico fiduciario, superando le ipocrisie e inadeguatezze delle gare di progettazione;
è fondamentale che il Codice istituisca e definisca i contenuti del programma di progetto inteso come documento di sintesi che raccoglie tutti gli elementi del programma triennale riferiti allo specifico lavoro e illustri, nella maniera più esauriente, le esigenze, le intenzioni e le aspettative della stazione appaltante. Tale programma di progetto redatto dagli uffici tecnici delle stazioni appaltanti e soprattutto dal RUP, responsabile unico del procedimento deve diventare il documento posto alla base di ogni procedura di affidamento di incarico di progettazione, sia essa il concorso o l'incarico fiduciario.
Al nuovo Governo chiediamo la discussione e l'approvazione della proposta.
Remunerazione del lavoro professionale
Confprofessioni non vuole arroccarsi su posizioni di difesa di minimi tariffari, astratti dall'effettiva valenza e complessità delle prestazioni progettuali e tecniche, che sono da considerare caso per caso.
Tuttavia rammenta che le prestazioni professionali, per i contenuti etici, deontologici, fiduciari, culturali e scientifici che le caratterizzano rispetto a ogni altra semplice prestazione di servizi, non possono essere abbandonate alla sola contrattazione selvaggia del mercato.
Nel caso contrario, sarà la qualità del prodotto dei progetti e delle trasformazioni del territorio il prezzo gravissimo e insostenibile, che la collettività pagherà per ottenere risparmi immediati, che non tengono conto dei costi e dei benefici sociali indotti dalla professionalità. |
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